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Aprite le orecchie. E quei pochi euro che i padroni vi concedono investiteli in questo. Roba da Vecchi. Roba per chi dà valore, ancora, ad un Vecchio. Non al giovanilismo finto di un capo vecchio al botulino. Per le orecchie, la testa, la pancia, il cuore. E per il futuro. Se ancora ci credete.

Wrangler. I miei preferiti since bambino. Ecco perché mi strapazzano.
- Agency: Kokokaka, Gothenburg
- Interactive Production Company: Kokokaka
- Production: Kokokaka
- Director: Petrovsky & Ramone
- Director of Photography: Axel Lindahl

Ci bagnamo per questo spot. Per il concetto, per come è girato, per i tempi, per il cast (hey, “famiglia Barilla” quando diventerai così), per il music supervising. Gioiello di cifra creativa da seguire. DIstante miglia dai fighettismi trendini che ci ostiniamo a copiare. Male.
Agency: Red Brick Road, London
Agency Producer: James Faupel
Creatives: Matt Lee and Pete Heyes
Director: Patrik Berg
Production Company: Partizan, London
Producer: Jenny Beckett
DOP: Mark Silk
Edit: Dave Webb @ Final Cut
Music: Edith Piaf “Milord”

Il nome della band, “Sarda”, e il titolo del loro ultimo cd, “Olbia”, potrebbe far pensare che il gruppo sia sardo. Invece è di Zurigo. Ma il cd l’hanno registrato in piena Gallura (i Casagliana Recording Studio di Raffaele Musio, uno degli studi più amati da Brian Eno, da dove è uscito, tra gli altri, un album come “Intonos” dei Tenores di Bitti.)
Nel 2010 noi ce lo portiamo, ’sto disco. Anche perché a farlo si son proprio divertiti (La recording session è il quarto video). E si sente.
Grazie Raffaele.

Avete presente le metafore? Tipo quando si dà a qualcosa il nome e il significato di un’altra cosa. Ascoltate per esempio, consiglia James Garey nel suo TED, un re della metafora. Elvis Presley. In All Shook Up, canzone di Blackwell e Presley del gennaio del 57, per lui le labbra sono vulcani, la lei è un ranuncolo, l’amore è un “frullatore”. La metafora apre un mondo di analogie. Apre le porte alla scoperta. Influisce sulle nonstre decisioni. Il suono stesso di alcune parole è metafora. Un suono duro ci porterà ad immaginare figure spigolose mentre un suono morbido figure tondeggianti. La musica è suoni e silenzi. Quindi la musica è metafora? Il sillogismo chidetelo voi. Io sono “agitato” come quando, aprendo i cassetti della cucina delle zie, ci trovavo un tappo, un elastico, una molleta per i panni e la rotella per la pasta fatta in casa. Ed Elvis.

Qui in MOD, chiusi di notte a montare Sound Id, ma aperti a sentir radio, ci chiediamo: perchè una radio che non è solo rock, come Radio Capital, che ha un palinsensto con programmi “parlati”, sa fare delle “pizze” notturne, tipo Capital Gold, che solo le radio rock oriented dei ‘70 sapevano fare, e una radio che ha un marchio da invidia come Virgin, e che non ha programmi “parlati”, fa pizze come il peggior shuffle di lettori mp3 sottomarca della APPLE? No perché secondo il nostro modesto parere, “Non si può, in una radio rock, interrompere Layla, nel momento tra i più “amore” mai scritti in note! E cioè, il finale del pezzo, che è poesia pura, per mandare un inutile jingle di identificazione della radio! (ndr, sono state omesse le bestemmie R&R lanciate in quel momento, in nome della musica che ci dà da vivere, da tutti noi. Ma vi riportiamo una metafora del nostro bello d’agenzia piacione e rimorchione: “Ao’, se incontro una che me ficca la lingua in bocca subbbito, come Virgin con Layla, e mica je sto a chiede come se chiama! Moo dirà dopo ‘na paglia. Mica che prima chiedi la partita IVA?!?). Virgin, ci avevi preso col pezzo. Vi molliamo a vita. E mi dispiace solo per l’amico Richard Branson, che ci ha firmato la nostra copia d’archivio su vinile di Tubular Bells. Studiate. Poi radio.

La mia amica, ma di più, Fiorella era appena atterrata a New York. Lei ed altre menti creative di Roma di allora avevano deciso di andare là per fare foto, report, giornalismo, grafica, musica e “tuttecouse” che quel gruppo di amici pazzi già faceva ottimamente a Roma a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80.
Luca “Cifra” de Gennaro da pochi giorni mi aveva offerto un letto nella sua piccola nicchia di via Due Ponti (sì proprio la stessa stecca di miniappartamenti della povera Brenda). Il suo telefono squillò la notte tra l’otto e il nove dicembre. Fiorella non mi disse com’era stato il viaggio, non mi disse che gli mancavo, nè mi chiese se lei mancava a me. Mi disse solo che Lennon era stato ammazzato. Peggior battesimo con NY non poteva capitarle. Riattaccai lentamente, e diedi a Luca la notizia. Non ricordo cosa ci siamo detti. Ma ricordo esattamente che luce c’era in quella casetta. Ricordo la sensazione di strappo. Ma da cosa? Mica era un parente. Invece lo era.
(Fiore’ ‘ndostai?)

Siamo molto contenti dell’argento a Casa do Menor agli Epica awards 2009. Da queste parti siamo dei “giocagiò” (come mi diceva mia nonna). Bambini amiamo i bambini. (g.a.c.!) Lavorare per i bambini, per un mondo migliore per loro, non conosce confronti. Nè fee nè ore di lavoro. Grazie ad Antony Hegarty e a David Tibet / Cashmore, a Paul Lambden e alla Domino Publishing/Universal che ci hanno regalato il brano “Soft Black Stars” (Antony ha anche lavorato per M-O-D nella scelta del brano). Grazie a Sàndor Von Mallasz che ci ha raccomandato con Antony. A Marco Cremona che firma da copy e DC per McCann insieme a Gaetano Del Pizzo, art, la campagna.
Grazie a chi supporterà Casa Do Menor.

“Since people have ears, why shouldn’t brands have voices?” (Martin Pazzani).
Basta questa, tra le frasi che accompagnavano il primo congresso dell’ABA, a farci capire che intorno a noi è pieno di cose pensate, calibrate, volute da noi, anzi meglio da chi le ha messe sul mercato, ma nessuna di queste ha un suono pensato. E meno di loro, le loro marche. Perché? Ecco la domanda a cui abbiamo cercato di rispondere in un centinaio tra colleghi consulenti musicali ad Amburgo lo scorso fine settimana. Come ha detto uno dei leader del settore, Julian Treasure, da questo primo simposio, il mondo non sarà più lo stesso. Potrà essere solo migliore. Aprite le orecchie e date voce alle vostre marche.
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