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Sound Identity
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Ci bagnamo per questo spot. Per il concetto, per come è girato, per i tempi, per il cast (hey, “famiglia Barilla” quando diventerai così), per il music supervising. Gioiello di cifra creativa da seguire. DIstante miglia dai fighettismi trendini che ci ostiniamo a copiare. Male.
Agency: Red Brick Road, London
Agency Producer: James Faupel
Creatives: Matt Lee and Pete Heyes
Director: Patrik Berg
Production Company: Partizan, London
Producer: Jenny Beckett
DOP: Mark Silk
Edit: Dave Webb @ Final Cut
Music: Edith Piaf “Milord”

Il nome della band, “Sarda”, e il titolo del loro ultimo cd, “Olbia”, potrebbe far pensare che il gruppo sia sardo. Invece è di Zurigo. Ma il cd l’hanno registrato in piena Gallura (i Casagliana Recording Studio di Raffaele Musio, uno degli studi più amati da Brian Eno, da dove è uscito, tra gli altri, un album come “Intonos” dei Tenores di Bitti.)
Nel 2010 noi ce lo portiamo, ’sto disco. Anche perché a farlo si son proprio divertiti (La recording session è il quarto video). E si sente.
Grazie Raffaele.

MOD SoundID Milano va in vacanza. La sostituisce fino alla venuta anche della Befana, la MOD SoundID OT e la MOD SoundID Prullo. Auguri e rimanete sintonizzati.
Goodbye my friends goodbye.
Ascolta *
*Da vinile del 1972 Vertigo, “666″, “(…)”** + “Break” (mod edit).
** “Orgasmo” di Irene Papas.

Siamo molto contenti dell’argento a Casa do Menor agli Epica awards 2009. Da queste parti siamo dei “giocagiò” (come mi diceva mia nonna). Bambini amiamo i bambini. (g.a.c.!) Lavorare per i bambini, per un mondo migliore per loro, non conosce confronti. Nè fee nè ore di lavoro. Grazie ad Antony Hegarty e a David Tibet / Cashmore, a Paul Lambden e alla Domino Publishing/Universal che ci hanno regalato il brano “Soft Black Stars” (Antony ha anche lavorato per M-O-D nella scelta del brano). Grazie a Sàndor Von Mallasz che ci ha raccomandato con Antony. A Marco Cremona che firma da copy e DC per McCann insieme a Gaetano Del Pizzo, art, la campagna.
Grazie a chi supporterà Casa Do Menor.

“Since people have ears, why shouldn’t brands have voices?” (Martin Pazzani).
Basta questa, tra le frasi che accompagnavano il primo congresso dell’ABA, a farci capire che intorno a noi è pieno di cose pensate, calibrate, volute da noi, anzi meglio da chi le ha messe sul mercato, ma nessuna di queste ha un suono pensato. E meno di loro, le loro marche. Perché? Ecco la domanda a cui abbiamo cercato di rispondere in un centinaio tra colleghi consulenti musicali ad Amburgo lo scorso fine settimana. Come ha detto uno dei leader del settore, Julian Treasure, da questo primo simposio, il mondo non sarà più lo stesso. Potrà essere solo migliore. Aprite le orecchie e date voce alle vostre marche.

L’italiano non fa “cool” e non è sicuramente “trendy” fra i lampadati sempre “aveilebilissimi” per gli “eppiauar”. Pronti a “ringarsi” dai loro “suvv”. E lo capisco. Ma anche tra i pallidi creativi italiani color MacBook grigio satinato, l’italiano non va. Nelle sincronizzazioni ci viene sempre richiesto un brano in inglese, quelli in francese sono in seconda battuta, quelli in arabo si difendono, come anche quelli in indiano. Ma per carittàdiddio, mai e poi mai uno in italiano. Che poi magari la gente lo capisce.
Suoniamo ora: Un giorno credi.

La CNN si interroga e indaga sul caso Viva La Vida dei Coldplay. E’ o non è un plagio? Gli archi arrangiati dal nostro Davide Rossi (un vero genietto), sono originali o ’sound alike’? E in una comunicazione pubblicitaria, è meglio avere un brano originale o un tarocco? Su un’auto montate pezzi di ricambio originali o ‘commerciali’?
Billy non sta a bi brodu..
Bragg contro il solito ”piove sul bagnato”. Giovedi’ verra’ discussa la proposta di aumentare a 95 anni i diritti sui master. Cioe’ sulle copie realizzate dalle industrie discografiche. Il punto di Bragg e’ che invece di dare i proventi alla case ”chiuse” discografiche, con una perdita per gli artisti dall’8 al 15%, mentre la ”major-molto minor” guadagneranno come quando fu lanciato il cd (tutti noi abboccammo all’amo e praticamente duplicammo la nostra discoteca in vinile), di metterli in un fondo per aristi e performer. Che quei dischi hanno scritto.
Billy non sa che in Italia le ingorde case ”chiuse” discografiche mettono in vendita copie in vinile di nuovi dischi a piu’ di 30 euro.
Poi dice che i pischelli scaricano.
A scarica’ la frutta ai magazzini ci manderei i managerini discografici.
Le soundtrack di D. Boyle.

Affinita’ tra Trainspotting e Millionaire. Compito a casa per i pubblicitari, per i produttori cinematografici e per i clienti e per noi music supervisor:
”Trovare il perche’ e il percome di queste scelte musicali.
Capire come si dovrebbero coniugare parole, immagini e musica.
Trovare l’asse Z nella Comunicazione.”
Grazie di cuore a Manfredi Buonamo. Che capira’ ma non condividera’.
Come sempre.
Ci vediamo al Pravda.
E si potrebbe aggiungere, ”our mission too, indeed!”.

Prendete uno script banalotto, gia’ visto, e neanche tanto creativo. Ma leggete con piu’ attenzione dove viene indicata la musica da metterci su.
In quella riga troverete un brano scelto con criterio. Non deciso seguendo i suoni trendy, le passioni musicali del momento del team creativo, o quelle del loro direttore creativo, ne’ le compilation dell’amante del direttore clienti sentite in auto dopo l’hotel di scortico adultero, oppure dopo aver sentito la loungina trita e ritrita della scaletta del dj dell’eppiauar dove ha bevuto e mangiato male il responsabile-comunicazione -cliente la sera prima del ppm. O peggio, deciso seguendo i gusti del ceo dell’azienda.
Bene, bravi, avete letto il brano deciso: ”This Is My Life” cantata da Shirley Bassey. E avrete pensato, se lo conoscete e non vi fate impressionare dal nome, che non e’ poi tutto sto gran
brano. Certo, qualcosa che i pensionati ricchi di agenzie di MA appaludono tra un Martini carico e l’altro a Las Vegas.
Ok, letto lo script, ora andate a guardate lo spot, e scoprirete come quel brano su quello script da ‘’sei meno meno” funzioni benissimo. Ottimamene, direi, se usassi la Grey. La cera, intendo. Come detto per AUDI qualche post fa: Quando un pezzo e’ giusto, non lo e’ perche’ ”amme me piace.”
Client: Heineken
Agency: McCann Erickson Dublin
Production Company: Stink
Director: Martin Krejci
Creative Director: Shay Madden
Art Director: Ray Swan
Copywriter: Emma Sharkey
Agency Producer: Genie Dorman
Post production: The Mill, Absolute
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