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Mi fermo o non mi fermo all’AGIP?

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C’è una simpatica campagna radio in onda in questi giorni. E’ quella per Agip/McDonald. Sotto la scenetta scritta dal copy dell’agenzia, c’è il brano “Don’t Stop” dei Fleetwood Mac. Il riff del brano, canzone già della campagna ENI, chiude lo spot radio con un bel coretto che intona: “Don’t Stoooop!!”. Ora ci chiediamo, visto che “Don’t stop” in italiano vuol dire “non fermarti”, noi che siamo per strada e vediamo un Agip, ci dobbiamo fermare?!? (Complimenti comunque per la sagacia della scelta musicale, forse basata sull’assonanza McDonald con Fleetwood MAC?)

Aggiornamento: il brano è stato scelto come sound id dalla ENI e giustamente lo usa per le sue comunicazioni. AGIP sparirà per lasciare posto al marchio ENI. Brava ENI. Simpatica tirata d’orecchie però per aver approvato un’idea di spot radio con un concetto in contrasto con il sonic logo DON’T STOP estratto dal brano dei Fleetwood Mac (publishing by Universal).

Lennon SALE in Cannes?

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Il festival internazionale di pubblicità di Cannes ha annunciato che quest’anno il consueto ospite musicale delle conferenze della GREY sarà Yoko ONO. Come sottolineano nel sito del festival sarà un’occasione per un incontro stimolante. Sicuramente la signora Lennon di cose da raccontare sulla musica ne ha a iosa. Ma in molti sospettano che la signora andrà a Cannes più per piazzare il catalogo edizioni del marito che non la sua musica. Fino a un paio di anni fa, gli eredi Lennon erano molto restii a concedere autorizzazioni all’uso commerciale della musica di Lennon (ne sa qualcosa la Telecom cui venne negato all’ultimo momento Imagine per lo spot Gandhi) e della sua opera in generale. Invece da poco sembra sia iniziata una vera e propria svendita di Lennon. Faccia e voce compresa.

Pacchetti promozionali ONO in arrivo a Cannes?

Come scegliere un suono per il vostro brand o comunicazione.

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In questo link, sentirete un brano dalla scrittura e dal sound rarissimi. (bastano quelle piccole note che accenna Stills dopo l’intro). Ci sono dentro contenuti, suoni, e lezioni di sesso. Quindi lezioni di comunicazione fisica, instintiva, corporale. Cioè di pancia. Come una comunicazione che vuole toccare il cuore dovrebbe fare. Invece di perder tempo a mettere hit del momento modaioli (già bruciati dai passaggi radio e quindi banali) sugli spot, consigliamo di ravanare tra i vecchi pezzi. In realtà, per questo brano, non so se avrei il coraggio di svenderlo per una comunicazione di un’aziendina italiota, ma di brani simili, e migliori degli ultimi hit che costano, proprio perché già hit, una vaccata di euro, ce ne sarebbero a iosa. Capito copini e artini e direttorini creativi italiani?

Ragalino MOD #47.

Per quelle ditte che ancora ci sentono.

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Sei dritte da Josh Rabinowitz* sull’uso della musica negli spot. E non solo. Le potete leggere qui.

(Grazie al nostro Mark Cipollina via Brandweek.)
* Josh Rabinowitz is svp and director of music at Grey Worldwide. He can be reached at joshrabinowitz@grey.com.

Piscina o plastica?

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Ci bagnamo per questo spot. Per il concetto, per come è girato, per i tempi, per il cast (hey, “famiglia Barilla” quando diventerai così), per il music supervising. Gioiello di cifra creativa da seguire. DIstante miglia dai fighettismi trendini che ci ostiniamo a copiare. Male.

Agency: Red Brick Road, London
Agency Producer: James Faupel
Creatives: Matt Lee and Pete Heyes
Director: Patrik Berg
Production Company: Partizan, London
Producer: Jenny Beckett
DOP: Mark Silk
Edit: Dave Webb @ Final Cut
Music: Edith Piaf “Milord”

Ascoltare corbezzoli e profumo di mufloni con riff svizzeri.

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Il nome della band, “Sarda”, e il titolo del loro ultimo cd, “Olbia”, potrebbe far pensare che il gruppo sia sardo. Invece è di Zurigo. Ma il cd l’hanno registrato in piena Gallura (i Casagliana Recording Studio di Raffaele Musio, uno degli studi più amati da Brian Eno, da dove è uscito, tra gli altri, un album come “Intonos” dei Tenores di Bitti.)

Nel 2010 noi ce lo portiamo, ’sto disco. Anche perché a farlo si son proprio divertiti (La recording session è il quarto video). E si sente.

Grazie Raffaele.

E, sulla terra, venne.

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MOD SoundID Milano va in vacanza. La sostituisce fino alla venuta anche della Befana, la MOD SoundID OT e la MOD SoundID Prullo. Auguri e rimanete sintonizzati.

Goodbye my friends goodbye.

Ascolta *

*Da vinile del 1972 Vertigo, “666″, “(…)”** + “Break” (mod edit).

** “Orgasmo” di Irene Papas.

Argento vivo. Un Epica a Casa Do Menor/McCann/M-O-D.


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Siamo molto contenti dell’argento a Casa do Menor agli Epica awards 2009. Da queste parti siamo dei “giocagiò” (come mi diceva mia nonna). Bambini amiamo i bambini. (g.a.c.!) Lavorare per i bambini, per un mondo migliore per loro, non conosce confronti. Nè fee nè ore di lavoro. Grazie ad Antony Hegarty e a David Tibet / Cashmore, a Paul Lambden e alla Domino Publishing/Universal che ci hanno regalato il brano “Soft Black Stars” (Antony ha anche lavorato per M-O-D nella scelta del brano). Grazie a Sàndor Von Mallasz che ci ha raccomandato con Antony. A Marco Cremona che firma da copy e DC per McCann insieme a Gaetano Del Pizzo, art, la campagna.

Grazie a chi supporterà Casa Do Menor.

ABA Audio Brand Academy.

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“Since people have ears, why shouldn’t brands have voices?” (Martin Pazzani).

Basta questa, tra le frasi che accompagnavano il primo congresso dell’ABA, a farci capire che intorno a noi è pieno di cose pensate, calibrate, volute da noi, anzi meglio da chi le ha messe sul mercato, ma nessuna di queste ha un suono pensato. E meno di loro, le loro marche. Perché? Ecco la domanda a cui abbiamo cercato di rispondere in un centinaio tra colleghi consulenti musicali ad Amburgo lo scorso fine settimana. Come ha detto uno dei leader del settore, Julian Treasure, da questo primo simposio, il mondo non sarà più lo stesso. Potrà essere solo migliore. Aprite le orecchie e date voce alle vostre marche.

“Un brano italiano..hum naa..che dice il testo del pezzo d’americana, tu che ci capisci?”

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L’italiano non fa “cool” e non è sicuramente “trendy” fra i lampadati sempre “aveilebilissimi” per gli “eppiauar”. Pronti a “ringarsi” dai loro “suvv”. E lo capisco. Ma anche tra i pallidi creativi italiani color MacBook grigio satinato, l’italiano non va. Nelle sincronizzazioni ci viene sempre richiesto un brano in inglese, quelli in francese sono in seconda battuta, quelli in arabo si difendono, come anche quelli in indiano. Ma per carittàdiddio, mai e poi mai uno in italiano. Che poi magari la gente lo capisce.

Suoniamo ora: Un giorno credi.